9.17.2006

Anno Zero: il mio commento

Fuori e Dentro il Tubo

E' tornato. Il Santoro-nazionale è tornato. Ed ha portato con sè una sporta piena di novità. Innanzitutto, la sua chioma ora rifulge di un biondo che farebbe invidia a Mirko dei Bee-Hive (chi di voi non ricorda Kiss Me Licia?). E poi... E poi basta.

Il tema della serata viene introdotto da un monologo della Contessina Borromeo. Purtroppo, più che ad un pezzo tagliente in stile Ballarò, sembra di assistere ad una recita di fine anno di una classe elementare. Devo dire che la Contessina mi sta simpatica, forse ha anche del talento, se il caro Michele l'ha voluta nella sua squadra. Ma questo ruolo la fa apparire solo come una specie di Signorina Buonasera un po' troppo imbronciata. Sono esagerato? Giudicate voi:

mms://rntlivewm.rai.it/raidue/annozero_borromeo.wmv

Parliamo della regia. Inesistente. Un paraplegico avrebbe saputo fare di meglio. Nel pistolotto-monologo iniziale tutti da casa potevano osservare la nuca del povero Michele, quasi fosse un pentito di Mafia, fino al "risveglio" dell'operatore che dovo una ventina di secondi ci ha fornito il tanto atteso controcampo.

Certamente, la scenografia non aiuta la regista. Quelli che dovevano sembrare degli scranni da Santa Inquisizione appaiono invece come le panche di una chiesetta di periferia. Il cubo centrale non serve ad altro che ad impallare le camere ed a rendere un impresa da olimpiadi la ricerca di una inquadratura buona.

Mi è piaciuto quello che sapevo non mi avrebbe deluso. Il reportage, o l'inchiesta, come si diceva una volta. Bravo Mondani, impareggiabile punta di diamante di Report. Brava la Mambelli, anche se il collo di pelliccia nelle case popolari poteva risparmiarselo. E Bravo anche Luca Bertazzoni, una delle new-entry del programma.

Vista l'ottima fattura dell'inchiesta e l'inesistenza del dibattito in studio, viene da chiedersi: era proprio necessario spezzare il format classico di Sciuscià? Non sarebbe stato meglio lasciar parlare autonomamente l'inchiesta stessa? A voi l'ardua sentenza.

Tubo

9.16.2006

LA NUOVA TV DI LOTTA E DI GOVERNO



di Aldo Grasso - Dal Corriere della Sera

Ieri sera alle ore 21.06 è finito in Italia il regime in cui eravamo sprofondati. Il Michele Santoro Pensiero, in versione biondo cenere, è tornato in onda. Le campane della cattedrale di Salerno (suo paese natale) hanno suonato a festa. È iniziato l'anno zero della libera informazione, le catene che hanno tenuto Michele Chi? lontano dal video sono ormai ferraglia arrugginita, qualcuno ha già proposto di elevare il 14 settembre, giorno in cui si celebra la Santa Croce, a festività nazionale.
(Michele Santoro con la bella Beatrice Borromeo - U.Pizzi)

A darne l'annuncio è stato il volto gentile di Beatrice Borromeo, sulla scia delle bionde (Simonetta Martone, Luisella Costamagna) che da sempre ingentiliscono la rudezza del salvatore, ora nelle vesti del play maker dell'approfondimento. Come attacco, mi rendo conto, è forse un po' enfatico ma l'enfasi è il segno distintivo di Michele Chi?. Non si accontenta mai delle mezze misure. O no?

È tutto un dirozzamento questo Annozero: la buona borghesia milanese a dare il benvenuto, la benigna musica di Nicola Piovani, la voce fuori campo in stile Lucignolo (questa è grossa, ma è così), il desiderio forte di raffigurare ancora una Rai di lotta, ma anche di governo e di look, la partenza con un'inchiesta vecchio stile («racconto filmato») sull'immigrazione a Milano, sul lavoro in nero dei clandestini, sulle angherie dei «caporali». «Ho 21 anni — ha esordito la Borromeo — e vivo a Milano. In tanti mi chiedono, in questi giorni in cui sono a Roma, se ho paura quando sono nella mia città. Mi capita di arrivare a Milano la sera tardi, magari alla Stazione centrale: mi sento abbastanza tranquilla, ma sento che attorno a me cresce la paura, la diffidenza verso gli immigrati». Pazienza gli immigrati ma, benedetta ragazza, se una Borromeo arriva la sera tardi alla Centrale non c'è nessuno che va a prenderla? L'impressione soft dura poco.
(La bella rula - U.Pizzi)

Alle 21.26 appare Lui, «stessa rete, stessa ora» (ma ora è la rete pro-tempore del leghista Marano, tendenza Ventura e Annozero rischia di diventare «l'Italia sul 2» in versione impegnata). Michele Chi? ha resistito giusto venti minuti poi ha cominciato col suo tipico chiagne e fotte: quattro anni d'esilio, l'articolo 21 della Costituzione, l'editto bulgaro. Almeno ha avuto il buon gusto di dichiararsi un privilegiato. Come quel signore intervistato che ha 30 camicie bianche.

Non c'è niente da fare, è più forte di lui: Michele Chi? s'identifica con la libertà d'informazione del Paese, con il livello culturale del Paese, con la tv di qualità del Paese. Se Santoro è assente dal video, clandestino fra i clandestini, scivoliamo nell'analfabetismo televisivo di ritorno, veniamo confinati tra i Paesi in via di sottosviluppo. Ma per fortuna è tornato, con i suoi apostoli guidati da don Sandro Ruotolo, con Marco Travaglio, Vauro e Rula Jebreal che intervista Fausto Bertinotti, «un rivoluzionario che è diventato Presidente della Camera». Rivoluzionario? Forse ci siamo persi qualcosa. Adesso che Michele Chi? vigila su di noi ci sentiamo più sereni, tutelati. Le radici del dubbio sono profonde quanto quelle della certezza. Il dubbio però è più raro e non fa audience.

IL GOVERNO E’ MORTO (SI LAVORA AL DOPO-PRODI)



Nessuno lo dice apertamente ma la decisione delle forze politiche è stata presa: Goldman Prodi e la sua merchant-bank Sachs se ne andrà. In tempi brevi. Quando e come, dipenderà da che soluzione verrà trovata per il dopo-Prodi. Il centro-sinistra teme che si spalanchi il baratro elettorale. D’Alema, Fassino, Rutelli, Bertinotti vogliono essere certi che, se si apre una crisi, non si vada alle urne prima del voto delle Europee (maggio 2009).

D’altra parte il governo tecnico non lo vuole nessuno, compreso Berlusconi; vogliono invece un governo politico con pochi punti programmatici: la riforma delle pensioni, e parallelamente un tavolo che discuta sulle riforme elettorali, per poi andare alle elezioni nel 2009 abbinandole con le Europee
(Romano Prodi e Piero Fassino - Foto U.Pizzi)

Dunque, si aspetta sulla sponda del fiume il ritorno dalla Cina dei nostri prodi. Per un regolamento di conti (correnti) che vede in prima linea non solo D’Alema ma lo stesso partito, alias Margherita, cui fa riferimento il premier. Oggi il quotidiano di Rutelli, “Europa”, licenzia un micidiale editoriale dal titolo “Ora tutti a carte scoperte” in cui si legge: “Era stata la giornata dell’attesa delle dimissioni di Angelo Rovati, il consigliere di Prodi autore del famoso piano di salvataggio Telecom: richieste con forte impatto da Repubblica, giornale teoricamente amico; intimate dall’opposizione; negate con forza da Romano Prodi in trasferta a Shanghai. Un gesto che, se venisse compiuto, aiuterebbe forse l’intero governo ad affrontare senza imbarazzi i prossimi passaggi della vicenda Telecom e più in generale il tema dei rapporto con il mondo economico e finanziario”.

Ancora: “…Se dietro alle slide di Rovati c’era in controluce un progetto anche parziale di ri-statalizzazione di Telecom, ora voi di palazzo Chigi dovete farlo sbattere non contro l’uomo dei debiti (ancorché ereditati), ma contro l’uomo delle regole e della concorrenza (Guido Rossi). Uomo di sinistra per di più. Vediamo se reggete. Vediamo se regge l’unità politica del centrosinistra, già messa sotto sterzo (lo vogliamo dire? sotto silenzio) da quando è esploso il caso Rovati e si è avvertito palpabile l’imbarazzo riformista nella coalizione. Formalmente, come è giusto, da oggi la politica e il governo si limiteranno a prendere atto dell’autonoma decisione di un grande gruppo privato”.

“Europa” inchioda la cassa di Prodi nelle ultime righe: “Ma la vicenda Telecom sarà ancora lunga, e il suo esito segnerà per anni il profilo industriale italiano nel settore più strategico. Qualsiasi via d’uscita verrà individuata da Rossi, ci sarà sempre comunque un enorme interesse nazionale da tutelare. Il governo dovrà poterlo fare senza imbarazzi né zoppie. Non è in ballo l’immagine dei singoli, ma qualcosa di molto più importante”.

Essì, è in ballo “qualcosa di molto più importante”: il governo Prodi. E sono tutti ultra seccati di fornire le truppe parlamentari a un signore incazzoso che se ne sta a Palazzi Chigi a crearsi una piccola Iri di carattere personale. L’articolo di Minzolini, a proposito, è esemplare sullo stato comatoso del governo.